Clubhouse & Podcast: il marketing dell’ascolto

Due facce della stessa medaglia, Clubhouse e Podcast rappresentano una nuova frontiera della comunicazione, il valore oggi passa dalla voce.
Clubhouse VS Podcast: Quali scenari per il marketing?

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Introduzione

Incredibile pensare alle evoluzioni che si sono susseguite nel marketing negli ultimi anni, non abbiamo fatto in tempo ad apprezzare a pieno Tik Tok che già dobbiamo occuparci di Clubhouse.

In fondo non dobbiamo stupirci di questi cambiamenti repentini, il marketing è essenzialmente generazione di valore attraverso la narrazione, è un’attività umana e cambia velocemente quanto noi.

In tutto questo una costante: Content is the king.

Questo non si discute, il valore è sempre al centro solo che ora si trasmette sempre più attraverso l’audio.

Noi marketers abbiamo il dovere morale di studiare questi strumenti e scoprire come meglio utilizzarli per promuovere i nostri clienti e il nostro personal brand.

Iniziamo l’analisi con un po’ di dati che non fanno mai male.

Clubhouse VS Podcast: Quali scenari per il marketing?

Dati da ascoltare

Siamo franchi, questo exploit dei contenuti audio dovevamo un po’ aspettarcelo.

Secondo una ricerca realizzata da Nielsen e commissionata da Audible, dal 2015 fino al 2019, gli ascoltatori abituali di podcast sono passati da 850.000 a 2.700.000, con una crescita del 217%. Sempre secondo la ricerca gli ascoltatori preferiscono come luogo di fruizione le mura domestiche, a seguire la macchina e i mezzi di trasporto pubblico.

L’indiscutibile facilità di fruizione dei contenuti audio permette un loro utilizzo trasversale e questo sta sicuramente contribuendo alla crescita di questi contenuti.

Daniel Ek, CEO nonchè co-fondatore della nota piattaforma Spotify, ha recentemente dichiarato che a breve più del 20% degli ascolti su Spotify sarà legato a contenuti non musicali. Non solo, secondo una ricerca della Reuters Institute, il 75% degli intervistati ritiene che l’audio diventerà uno strumento sempre più importante nelle strategie di contenuto.

Clubhouse VS Podcast: Quali scenari per il marketing

Insomma, siamo di fronte una realtà, quella dell’audio, che ha macinato consensi negli anni, crescendo lentamente nei primi, esplodendo negli ultimi.

Perciò, non dobbiamo rimanere sorpresi nell’apprendere che ad oggi un italiano su quattro ascolti regolarmente i podcast e che Clubhouse in una manciata di giorni sia passato dai 3,5 milioni di download a 8 milioni.

Una volta constatata la solidità del trend non ci resta che studiare come integrare i Podcast e Clubhouse nel nostro piano marketing.

Perché un’azienda dovrebbe fare podcast marketing?

Il podcast è uno strumento innovativo capace di attirare l’attenzione di un’ampia fetta di mercato e in particolare dei millennials. I principali fruitori dei podcast hanno un’età compresa tra i 18 e i 40 anni, con un trend in forte crescita nella fascia 18-25.

Ma non è questo il punto.

Il podcast è un eccezionale strumento di storytelling. È un mezzo per le aziende di distinguersi, di far passare il loro messaggio legato al brand in modo originale.

marketing dell'ascolto

Esempi illustri non hanno esitato a dar voce ai propri valori aziendali attraverso questo canale: Gucci e Chanel hanno narrato l’arte dietro alle loro creazioni, mentre Microsoft e General Electric hanno ideato una serie di puntate a tema tecnologico.

Per quanto il podcast possa rappresentare uno strumento ideale per comunicare il messaggio di un brand, non bisogna sottovalutare le difficoltà che si nascondono dietro il crearne uno di successo.  

Studio, programmazione e voce

Il podcast non solo deve essere coerente con l’immagine aziendale, ma deve anche essere interessante.

Questo implica una ricerca da parte dell’azienda su cosa possa realmente catturare l’attenzione del proprio pubblico, dobbiamo dare un reale motivo e valore per farci seguire.

Non dimentichiamoci che siamo noi a dover spingere il nostro target a cercare il nostro podcast, dobbiamo favorire questo percorso, ma una volta fatto atterrare il pubblico nel nostro canale podcast non dobbiamo farcelo sfuggire, mettendo in pratica azioni di retention.

programmazione

A questo discorso si collega un altro punto forte del podcast marketing: la fidelizzazione.

Ebbene sì, il podcast è uno straordinario strumento di fidelizzazione, ma il castello di carta cade nel momento in cui i contenuti non risultano interessanti.

La fidelizzazione del podcast si raggiunge stimolando il cosiddetto Hype nel nostro pubblico. Dobbiamo strutturare un serie di puntate audio che devono lasciare la voglia nel fruitore di sentire subito un nuovo episodio, creando una sceneggiatura degna di una serie tv di successo.

Diamo voce al brand

Clubhouse VS Podcast: Quali scenari per il marketing

Comunicare un brand attraverso un podcast significa renderlo umano. Il tono di voce e l’intensità del racconto aumentano la fiducia dei consumatori nei confronti dell’azienda. Le persone che si rivedono nei racconti, associano emozioni al brand e ricordano meglio il messaggio aziendale, a beneficiarne è quindi la brand awareness.

Un ulteriore plus, legato ai podcast è dato dal fatto di predisporre di un target specifico, caldo e fidelizzato, particolarmente attento alle nostre iniziative, ne consegue un passaparola positivo e un’amplificazione del nostro messaggio racconto tramite audio.

Infine, i podcast sono una vera fonte di traffico e sono indicizzabili, monitorarli è fondamentale per portare traffico qualificato e contribuire alla strategia comunicativa aziendale.

Il podcast è ormai un must per le imprese per distinguersi, ma la loro gestione necessita di una seria programmazione e un notevole impegno, la costanza, come sempre, premia.

Unique Selling Proposition di Clubhouse

Questa nuova piattaforma ha incuriosito tutti, il suo successo non è dato solo dalla ventata di novità che ha portato nei nostri device, o meglio Apple device per ora.

Il social ha sfruttato il principio di scarsità, rendendo la piattaforma esclusiva e tremendamente attrattiva, un po’ come le scarpe della Lidl.

bisogno di appartenenza

Non solo, la piattaforma ha deciso anche di scomodare la piramide di Maslow per avere sicuro successo. La piramide, elaborata nel 1954 dallo psicologo Abraham Maslow, propone un modello motivazionale dello sviluppo umano basato su una gerarchia di bisogni, disposti per l’appunto a piramide, in base alla quale la soddisfazione dei bisogni più elementari è necessaria per far emergere quelli considerati di ordine superiore. Il terzo livello della piramide di Maslow è occupato dai bisogni di appartenenza, all’interno di questa classe confluiscono tutti i cosiddetti bisogni sociali dell’individuo, primo tra tutti quello di sentirsi parte di un gruppo.

È proprio su quest’ultimo punto che larga parte delle interazioni su Clubhouse nascono, le stanze non sono altro che un gruppo che si crea e si organizza intorno ad un argomento. Il bisogno di appartenenza è stato poi particolarmente sollecitato dal contesto in cui ci troviamo a vivere da più di un anno a questa parte. La pandemia ha acuito il nostro bisogno di relazionarci, l’uomo è un individuo sociale, si riconosce e matura a contatto con l’altro.

FOMO

In particolare, Clubhouse gioca sulla cosiddetta FOMO (Fear Of Missing Out), cioè la paura di essere tagliati fuori da un’occasione di interazione sociale. Questa forma di ansia sociale spinge anche i più timorosi ad intervenire nella conversazione. Naturalmente, tutto ciò è coadiuvato dalla possibilità di esprimersi solo tramite voce e non video, abbattendo nella maggior parte dei casi, le barriere che ci spingono a rimanere all’interno della nostra comfort zone e rimanere “solo” ascoltatori passivi.

Questo in fondo è clubhouse: genialità e conoscenza della natura umana.

Clubhouse per il marketing

Lato marketing, il social è ancora tutto da scoprire, ma ci ha già dato qualche spunto interessante.

Innanzitutto, la piattaforma è democratica e grazie ai moderatori tutti possono intervenire, questo segna un passaggio fondamentale: la possibilità di relazionarsi con il brand in real-time.

A differenza del podcast dove la diffusione del messaggio avviene in maniera unidirezionale e on-demand, la comunicazione su Clubhouse è bi-direzionale e calendarizzata.

Questo scenario sta sicuramente dischiudendo una nuova era per l’Influencer Marketing.

Anche in questo senso abbiamo avuto occasione di sperimentare questo nuovo rapporto brand-influencers.

Sono state molteplici le stanze create dai brand in collaborazione con influencer del settore, questo garantisce un certo livello di interesse ed engagement.

Il futuro della piattaforma, come del resto di tutti i social, è fortemente legate ai content creators presenti.

content creators

I fondatori di Clubhouse, Paul Davison and Rohan Seth, hanno recentemente dichiarato di voler riconoscere il fondamentale contributo di chi sta moderando e creando le conversazioni in essere sulla piattaforma.

Inutile dire che i principali content creators si sono fiondati nella piattaforma, incuriositi non solo dalla novità, ma dall’indiscutibile portata di visibilità organica che porta in dote con sé ogni social nel proprio stadio di sviluppo.

Quello che è certo è che Clubhouse è il luogo ideale in cui fare networking, acquisire autorevolezza e promuovere il proprio personal brand.

Non solo comunicazione

Ma non finisce qua.

Clubhouse può avere un impatto positivo anche su altri aspetti della realtà aziendale. Il social può essere usato per studiare le caratteristiche che deve avere il nuovo prodotto in fase di lancio, a tal scopo possono essere strutturati dei focus group, possiamo chiedere direttamente ai nostri clienti quali attributi deve possedere il nostro prodotto.

Non solo, possiamo ricevere dal nostro pubblico feedback in tempo reale sulle nostre campagne di comunicazione e recensioni dei nostri prodotti.

A beneficiare di questo nuovo social non sarà solo il reparto marketing, non è in fondo utopia immaginare un utilizzo anche lato risorse umane. In fondo, strutturare una prima fase di recruitment di gruppo su Clubhouse può essere anche divertente.

Le applicazioni possibili sono molteplici e ancora inesplorate e questo è un gran vantaggio per chi decide di sbarcare su questa nuova piattaforma, d’altronde essere il first mover ha i suoi benefici.

Clubhouse e Podcast: quali sinergie?

Entrambe le piattaforme sfruttano contenuti audio, c’è chi potrebbe pensare che l’utilizzo di entrambi i canali potrebbe portare un brand alla cannibalizzazione e alla frammentazione della propria audience, ma non è proprio così.

Se la strategia comunicativa prevede l’utilizzo integrato delle due piattaforme, non solo si evitano conseguenze spiacevoli, ma si innescano anche indiscutibili effetti sinergici.

piano marketing integrato

Ad esempio, si potrebbero creare podcast con le registrazioni delle conversazioni di avvenute in determinate stanze. Attualmente questa funzionalità non è disponibile, se non per i cosiddetti Club, ma niente ci impedisce di pensare che in futuro questa funzionalità verrà integrata. Di certo si dovrà affrontare il tema privacy.

Sempre pensando con un’ottica integrata, potrebbe essere interessante per il content creator sviluppare temi sui podcast a cui poi rimandare la discussione su Clubhouse. I followers potrebbero esserne solo che entusiasti.

Viceversa, da una conversazione su Clubhouse, i brand potrebbero rimandare al proprio podcast per approfondire una determinata tematica.

Insomma, le possibili integrazioni tra i due canali esistono basta solo trovare una forma originale e convincente.

Conclusioni

Il trend della voce è ormai una certezza.

Il binomio sonoro e digital è ai suoi albori, dal podcast che è una comunicazione che va da uno a tanti siamo passati a Clubhouse una comunicazione invasiva e bidirezionale, ma il concetto alla base non cambia, il valore oggi passa tramite audio.

I brand e i content creators devono fare i conti con questa nuova realtà, adattarsi e creare contenuti e strategie congeniali al nuovo contesto, il resto lo farà l’originalità con cui si interfacceranno a questi nuovi canali.

A noi non resta che intervenire quando più ci aggrada e imparare ad ascoltare, ora più che mai.

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