Gettr: cos’è e come funziona il social network di Trump

Come funziona Gettr, il nuovo social network di Trump? Vediamo un po' di storia, il funzionamento e i contenuti presenti.

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Conoscevi Gettr?

Mi aprirò un social network tutto mio, con black jack e squillo di lusso!

Questo è quello che ha probabilmente pensato Donald Trump dopo essere stato bannato per due anni da Facebook il gennaio di quest’anno. Il ban è arrivato contestualmente all’assalto di Capitol Hill, condotto dai sostenitori del presidente uscente e che ha causato la morte di cinque persone.

Si potrebbero fare tantissime considerazioni su quanto sia ormai fondamentale per un politico avere dei canali social a disposizione. L’affermazione secondo cui se non sei su Facebook/Instagram non esisti, per quanto possa suonare eccessiva, è particolarmente vera nel caso di personalità che devono rivolgersi a un elettorato largo e frammentato.

E’ per questo motivo che Jason Miller, communications strategist (nota bene!) di Donald Trump sia prima che dopo l’establishment, ha dato vita a Gettr, il social network della destra repubblicana filo-trumpiana e dell’alt-right. Questa scelta, che ha fatto e che fa discutere, è in realtà ben ragionata.

In questo articolo non ci limiteremo a dare uno sguardo alla (breve) storia di Gettr, ma vedremo anche il suo funzionamento. Partiamo con ordine!

Prima un po’ di storia: il ban e l’apertura di Gettr

La scelta del ban di due anni deriva da un episodio di cui si è parlato molto in tutto il mondo.

Il 6 gennaio 2021 i sostenitori di Trump, ormai presidente uscente, assaltano Capitol Hill – il Campidoglio statunitense – portando a cinque morti e ben tredici feriti. La rivolta nasce per contestare il risultato delle elezioni presidenziali 2020, che hanno visto Joe Biden come vincitore e di cui Donald Trump ha inizialmente rifiutato la proclamazione.

Questo avvenimento, oltre a suscitare indignazione in tutta la società civile, attira l’attenzione dei “big” della Silicon Valley, che decidono di porre dei limiti all’agibilità politica di un personaggio sui generis quale è, appunto, Trump.

Il CEO di Google, Sundar Pichai, ha mandato una lettera ai suoi dipendenti denunciando la rivolta e definendo l’episodio “l’antitesi della democrazia”, e Mark Zuckerberg, founder di Facebook, ha deciso di bannare l’ex-presidente per due anni. Esiste anche il rischio di un ban permanente, in caso di ulteriori “violazioni”.

Jason Miller e lo sviluppo di Gettr

Avere un luogo virtuale in cui poter coltivare una community non è oggi un optional per un politico, ma è anzi spesso il mezzo attraverso cui vinci le elezioni.

Il communications strategist di Donald Trump, Jason Miller, questo lo sa bene. Dopo una carriera nel mondo della comunicazione, Miller si è buttato recentemente nel mondo tech. Dopo aver lavorato qualche mese, è riuscito a lanciare ufficialmente il 4 luglio di quest’anno Gettr, il nuovo social media dell’alt-right.

Il nuovo social, sviluppato da Chainnov Inc., è stato finanziato da un consorzio di investitori internazionali con forti legami con l’imprenditoria cinese. Il funzionamento è praticamente identico a Twitter, con una dashboard a scorrimento, un sistema di hashtag e un limite di caratteri per ogni post.

Dal suo lancio ufficiale, Gettr ha registrato più di un milione di utenti, in gran parte dagli Stati Uniti e dal Brasile.

Una echo-chamber

C’è da chiedersi a questo punto quale sia la giustificazione “ufficiale” (e non ufficiosa) per l’apertura di un nuovo social.

La value proposition di Gettr in tal senso è molto eloquente:

“Gettr vuole promuovere la libertà di parola, il buonsenso, e un marketplace di idee”

Curioso che il marketplace di idee in questione sia composto da hashtag antisemiti e razzisti, teorie del complotto sul COVID-19 e confronti sulla necessità di “alleggerire” il peso della democrazia.

Sotto questo punto di vista, Gettr è chiaramente una echo-chamber. Cosa vuol dire?

Quando certe convinzioni vengono riproposte continuamente un ambiente “chiuso”, non fanno altro che amplificarsi. Allo stesso modo, un social frequentato prevalentemente da persone di destra non farà altro che perpetuare le stesse convinzioni. Non esiste, insomma, un confronto reale.

I problemi di privacy

A quanto pare, il nuovo baluardo della libertà di pensiero ha dei grossissimi problemi di privacy.

Degli hacker, infatti, sarebbero riusciti ad estrarre circa 85mila email, oltre ai nomi e alle date di nascita degli utenti di Gettr. Azioni di questo tipo si erano già verificate: più di una volta dall’apertura, infatti, numerosi profili di esponenti della destra repubblicana sono stati violati.

Si stima che episodi di questo tipo continueranno a esserci. Il problema, infatti, è da rintracciare nell’API (application programming interface), che è estremamente fragile e male ottimizzata, oltre che copiata da Twitter.

Sembra dunque che gli utenti di Gettr debbano mettere in conto violazioni dei loro profili personali e delle loro informazioni private.

I social come mezzo per creare comunità politiche

La settorializzazione dei social media sembra al momento non essere un trend, o meglio: lo è più nei mezzi attraverso cui vengono veicolati i contenuti (vedi Clubhouse o Greenroom) che negli argomenti o nel “tema” generale.

Nel caso di Gettr, è evidente che si tratti di un social che risponde a determinate necessità politiche e che ci siano forti interessi dietro.

D’altra parte, se ben utilizzati, i social media non sono un semplice strumento di propaganda politica, ma un mezzo per costruire community e coltivarle.

Questo Trump l’ha capito, e Gettr altro non è che il risultato di questo. Bisogna vedere se, considerati gli evidenti problemi, l’utenza continuerà a crescere o se è stato solo un esperimento.

Solo il tempo potrà dircelo con esattezza. Nel dubbio, non possiamo fare altro che osservare da lontano.

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