Russia Ucraina: il conflitto visto dai social

Il conflitto Russia-Ucraina rappresenta la prima guerra che vede come campo di battaglia anche i social media. Ma come si sta combattendo digitalmente?

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Il conflitto Russia-Ucraina: la guerra dei social contro Putin e la guerra di Putin contro i social. È il 24 febbraio il giorno in cui ha inizio quello che rischia di essere il più grande conflitto in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Rinominata anche la prima guerra di Internet, ecco come appare il conflitto RussiaUcraina attraverso i social.

Mappa Russia Ucraina

Operazione militare speciale

Il 24 febbraio 2022, tra le 4 e le 5 del mattino (ora italiana) il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato l’attacco, “operazione militare speciale” che ha segnato l’avvio di esplosioni a Kiev e in altre città nell’ovest dell’Ucraina. L’intento di Putin è denazificare il Paese e sono purtroppo note le parole proferite dal presidente russo circa l’argomento: «Chiunque provi a interferire deve sapere che la nostra risposta sarà immediata e porterà a conseguenze mai sperimentate nella storia».

Su internet non si parla di altro.

Per entrare nel vivo del discorso è importante ribadire che il conflitto va avanti dal 2014, dopo la Rivoluzione di Euromaidan. L’Ucraina si trova ai confini con l’UE e la NATO e per la Russia è una minaccia che fa temere un ulteriore allargamento ad Est.

Il giorno 28 febbraio Zelensky ha firmato la richiesta di adesione all’Unione Europea, concretizzando una delle preoccupazioni di Putin. Quest’ultimo avrebbe proposto dei negoziati per porre fine agli attacchi contro i civili, chiedendo il “riconoscimento della sovranità russa sulla Crimea, demilitarizzazione e denazificazione dell’Ucraina neutrale“. Poche ore dopo sono stati confermati alcuni punti su cui è possibile trovare terreno comune per continuare la negoziazione nei prossimi giorni.

Quanto detto, è stato documentato e diffuso sui social come mai accaduto prima d’ora. Di seguito, indaghiamo il ruolo che proprio i Social Media hanno nel conflitto in corso.

La voce dei social media

Stiamo parlando di un tema molto importante, che non riguarda solo la Russia e l’Ucraina, ma tutti noi. Ciò che sta succedendo è proprio ciò che la scuola insegna sempre: «Studiamo la storia per far si che non si ripeta». Ed invece eccoci qui, a vivere e ad assistere ad un conflitto di tale grandezza. Tutte le generazioni si sono raggruppate tra terrore e ribellione, unite da un piccolo barlume di speranza di poter cambiare le cose.

Sono tante le proteste in cui chi vi partecipa spera di poter trovare potere nella propria voce. Ci basta anche solo aprire Instagram per trovarci sommersi in una home piena di post e meme sulla guerra. Proprio i meme sono un vero e proprio emblema della ribellione e della voglia di far sentire la propria voce. Sono tantissime le pagine Instagram, italiane e non, che informano i propri followers sugli avvenimenti in tempo reale.

Il ruolo dei meme

Sono moltissimi e variano dalla satira al black humor. C’è addirittura chi si è dedicato ai TikTok ironici e ai meme su fiction di una relazione amorosa tra il leader russo ed il politico italiano Berlusconi. Non manca chi, sempre su TikTok, ha preso parte al trend dove bisogna scrivere un messaggio su Instagram a Putin chiedendogli di non fare la guerra, senza dimenticare cuoricini ed emoji innamorati.

Chi scherza sul possibile arrivo degli alieni o di un’apocalisse zombie alla fine della guerra e chi invece si rivolge alle profezie dei Simpson. Infatti la serie animata avrebbe immaginato il conflitto tra la Russia e l’Ucraina nel 1998, e secondo molti ci avrebbe “azzeccato ancora”.

meme guerra Ucraina Russia
Meme Russia Ucraina

Non ci vuole molto per capire che questi meme puntano a sensibilizzare su ciò che sta accadendo giorno dopo giorno. Non si tratta di un insulto o una mancanza di rispetto, ma un mezzo di comunicazione alla portata di tutte le generazioni interessante al conflitto.

Che vengano apprezzati o meno, i meme rendono sempre più consapevoli i cittadini e a decidere di non stare zitti dinanzi ad una questione di tale grandezza. Si tratta infatti di un urlo, di una richiesta di attenzione, perché è proprio ciò che vediamo a conferirci il potere della comprensione. E una volta compresa la situazione, non dovremo mai smettere di parlarne, per far si che la nostra voce arrivi a chiunque.

La guerra che stiamo vivendo oggi infatti è anche una guerra social, a cui chiunque può assistere e partecipare.

Internet come mezzo di propaganda, informazione e protesta

Tutti noi abbiamo visto almeno una volta in questi giorni post sulla guerra tra Russia e Ucraina. Un TikTok che mostra gente che si abbraccia mentre scappa dai bombardamenti. Video Youtube di gente che vive la situazione in prima persona e che decide di condividerla con il mondo. Post su Instagram, Reddit e Facebook che ci aggiornano insieme ad i notiziari su Telegram.

Sono infatti moltissimi i subreddit sulla guerra, nei quali è possibile trovare grafici sui paragoni tra le forze armate della Russia, della NATO e dell’Ucraina, come se si trattasse di un videogioco in cui si verifica la validità degli equipaggiamenti. È piuttosto popolare anche il canale “Notiziario di Telegram“, pieno di aggiornamenti in tempo reale. Non mancano live e dirette proprio da Kiev e dalle altre città sotto attacco.

Sembra proprio che i social siano in prima linea come mezzi di propaganda, informazione e protesta. E anche in Russia, l’uso dei social media si divide in influencer che sentono la responsabilità di mandare il messaggio “No war” e utilizza Telegram per organizzarsi. Bisogna infatti ricordare che nonostante Telegram sia stato creato da due ragazzi russi non può venire intercettato dal governo. Vi è come esempio di influencer il caso Ivan Urgant, il conduttore dei programmi “Ciao 2020” e “Ciao 2021” famosi anche in Italia. Anche la famosa band russa Little Big ha pubblicato un post su Instagram con scritto “No war”, lo stesso post è stato pubblicato da molti altri personaggi famosi russi che hanno deciso di ribellarsi.

Gran parte del mondo è con l’Ucraina, e per quanto possa essere difficile contribuire, uno dei modi è far sentire alle vittime che il mondo non smette di pensare a loro, mostrando la propria solidarietà sui social.

Little Big "No War"

L’importanza di Twitter in guerra

Nel 2022 la guerra la si fa anche online. Basta aprire il noto social Twitter, famoso per la sua rilevanza in politica, per vedere ciò che sta accadendo. Il governo ucraino sta utilizzando principalmente Twitter e Telegram come mezzi diretti per la comunicazione con il popolo, con l’intento di animare la resistenza e anche di reclutare nuove persone alle armi. Il leader politico ucraino Zelensky è sempre pronto a pubblicare ogni aggiornamento circa la situazione. Il 24 febbraio Zelensky ha pubblicato un tweet informando che la Russia ha attaccato l’Ucraina “proprio come la Germania nazista fece negli anni della seconda guerra mondiale“. (2.03 – 2.43)

(2.59 – 3.28)

Il social è diventato anche un mezzo per chiedere un aiuto diretto. Vi è come esempio Elon Musk che ha deciso di contribuire con i satelliti Starlink per garantire internet all’Ucraina. Internet infatti è fondamentale, specialmente dopo l’attacco alla torre della TV a Kiev di giorno 1 marzo. I social sono l’unico mezzo di comunicazione governo-popolo.

L’uso di Twitter durante questa guerra è la prova vera e propria che ci ritroviamo nel bel mezzo di una rivoluzione digitale che è stata in grado di cambiare la comunicazione. La differenza principale tra questo conflitto e le guerre accadute negli anni passati è proprio l’utilizzo dei social, che hanno permesso una comunicazione orizzontale e bilaterale. Tanto che Twitter ha bannato tutti i contenuti sponsorizzati sia in Ucraina che in Russia per permettere di dare spazio a contenuti interamente informativi.

Twitter Zelensky

Twitter e la comunicazione politica italiana

Il 26 febbraio la NATO ha pubblicato su Twitter la dichiarazione dei capi di Stato e di Governo della NATO sull’attacco della Russia all’Ucraina. Sempre lo stesso social, è utilizzato da molti politici e organizzazioni politiche per aggiornare tutti i cittadini.

Ne è un esempio il profilo ufficiale di Palazzo Chigi, attraverso cui il Premier ha comunicato che: «La risoluzione unitaria impegna il governo ad attivare le misure necessarie a preservare le infrastrutture strategiche del Paese».

Tra i temi più discussi nel nostro Paese troviamo anche le sanzioni economiche, il tema gas, l’inflazione e la crisi umanitaria di profughi e vittime. Mentre gli hashtag più di tendenza sono: #UkraineRussiaWar, #StopWarInUkraine, #PutinWarCriminal, #RussiaUcraina e #Negoziati. Pensiamo che, da solo, l’hashtag #UkraineRussiaWar ha raggiunto più di 700 mila tweet all’ora.

Ma Twitter non è utilizzato solo per agevolare le informazioni. Il profilo Twitter dell’Ucraina ha, ad esempio, pubblicato un disegno di Hitler mentre accarezza la guancia di Putin, tanto che da allora in tantissimi hanno iniziato il paragone tra i due.

 Putin

La censura e i ban sui social media russi

Twitter è il social più potente in guerra: sono in tantissimi i cittadini russi che hanno deciso di ribellarsi per dire di no alla guerra, mentre il governo russo si sta servendo dei media tradizionali per le sue comunicazioni, i cui mezzi principali di comunicazione sono: (3.39 – 4.19)

In questo momento è come se in Russia ci fosse una sorta di bolla che separa gli abitanti dal resto del mondo. Lo stesso vale per gli altri social, come Instagram e anche Facebook, seppure non molto famoso in Occidente. Anche il sistema Apple e Google Play hanno segnalato problemi.

Nonostante il coinvolgimento dei social network sia totale, sono svariati i casi in cui sono state bloccate le comunicazioni da attacchi hacker o disturbatori come i jammer. Mosca avrebbe bloccato l’accesso a Twitter proprio perché è il principale luogo di monitoraggio del conflitto e delle proteste.

Attualmente l’unico modo per accedere alle piattaforme dalla federazione russa è mediante l’utilizzo di un VPN. In Russia si sta cercando di resistere ad un governo autoritario che sta facendo pressioni sulla censura per consentire la propaganda politica, eliminando quasi fino all’ultima goccia di ciò che rimane del diritto di parola.

I social contro Putin

Non è questo l’unico motivo del ban dei social. Facebook e Twitter hanno accusato gli hacker russi di sfruttare i social per colpire i leader ucraini. L’agenzia di stampa Reuters afferma che Meta ha accusato Ghostwriter, un gruppo hacker che ha cercato di pubblicare video che ritraggono le truppe ucraine pronte alla resa. Meta ha anche dato il via ad una Task Force per etichettare i contenuti controllati dal governo russo, ed ha poi bloccato la possibilità di monetizzare attraverso gli advertising russi.

Lasciar funzionare i social è un segnale chiaro che mira a permettere le comunicazioni istituzionali ucraine in caso di aggiornamenti. Inoltre, sono moltissimi i brand che si sono schierati dalla parte dell’Ucraina: (6.34 – 7.46)

Come abbiamo appena visto, la guerra social contro Putin continua. Tra meme, schieramenti politici, proteste, tendenze su Twitter e comunicazioni importanti, ormai per il leader del Cremlino è difficile proteggersi dalla “guerra” online. Un’altra volta, basta aprire Twitter per leggere ciò che tutti i leader politici europei vogliono comunicare, comprese l’annuncio delle sanzioni contro la Russia.

Che la Cyber War abbia inizio

La guerra online al leader russo continua vivacemente, e non si tratta solo di guerra attraverso i social. Anonymous ha dichiarato pubblicamente in un tweet “Cyber War” alla Russia. Nella giornata del 24 febbraio infatti i siti del Cremlino, del governo russo e della Duma risultavano inaccessibili. Un videomessaggio è stato reso noto pochi giorni fa: il gruppo di hacker ha minacciato di svelare i segreti di Stato russi.

Anonymous Cyber War

Tramite il sito Anonfiles.com, ha infatti reso noto di essere riuscito ad intercettare le comunicazioni militari russe. Sono di conseguenza stati diffusi più di 40 mila documenti attribuiti all’Istituto di Sicurezza Nucleare di Mosca.

Pubblicato anche un file che elenca 118 account di posta elettronica e relative password riconducibili a sistemi istituzionali di Mosca. Sono stati rubati oltre 20 mila conti correnti della SberBank e messi offline più di 300 siti. Tra questi quello di Gazprom, il gigante russo controllato dallo Stato, nonché importatore di gas in Italia e sponsor della Champions League. “Vittima” dell’attacco anche un grande produttore di armi della Bielorussia, alleato storico del Cremlino.

Anonymous la prende sul personale con Putin, infatti ha deciso di attaccare lo yatch dal valore di 87 mila dollari del leader russo. Gli hacker hanno infatti ribattezzato il nome dello yatch FCKPTN e cambiato la rotta verso “HELL”. Lo yatch è stato ritrovato sull’Isola del Serpenti, nel Mar Nero. Il tutto comunicato su Twitter.

Ma non finisce qui: è stato segnato un altro colpo all’agenzia di stampa Tass, dove è spuntato un messaggio con scritto «Tra qualche anno vivremo come in Corea del Nord», «Questa non è la nostra guerra». Il messaggio è firmato da «Indifferent journalists of Russia» con il logo Anonymous. Fuori uso per un paio d’ore anche il portare RT, un tempo conosciuto come il Russia Today, uno dei principali strumenti di propaganda di Putin. Sembrerebbe infatti che il noto gruppo hacker sia l’unico in grado di attaccare il governo senza coinvolgere troppo i cittadini russi.

Giorno 28 febbraio invece è stata hackerata la tv russa, che dall’inizio della giornata trasmette in diretta gli avvenimenti del conflitto tra Russia e Ucraina.

Ogni giorno i canali social che rappresentano Anonymous pubblicano provocazioni al governo russo lanciando messaggi come «F*ck you Putin», «Il popolo russo dovrebbe vergognarsi del proprio dittatore fascista». Anonymous si schiera dalla parte dell’Ucraina, e nessun segreto russo sarà ormai più al sicuro. «Siamo una legione» affermano, chiarendo di non avere alcuna intenzione di fermarsi. La Cyber War è appena iniziata.

Conclusione

Come abbiamo visto, la guerra si sta svolgendo anche sui social e l’informazione veicolata attraverso le piattaforme gioca un ruolo di primo piano nel rendere coscienti tutti i cittadini.

Non dimentichiamo che la nostra voce ha potere e che il primo passo e comprendere ciò che sta accadendo affidandoci a fonti affidabili.

Se vi interessa approfondire l’argomento e interpretare al meglio il ruolo dei social media nel conflitto Russia – Ucraina, vi lasciamo alla puntata speciale delle Weekly News di Marketing Espresso.

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