Il copywriting e le emozioni, intervista a Luca Altimani

Luca Altimani ci racconta il copywriting attaverso la sua vita, nel suo viaggio da community manager a content creator su Linkedin.
Luca Altimani, esperto di copywriting e community manager

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Oggi Luca Altimani ci racconta il copywriting attraverso la storia della sua vita. Luca è un copywriter e content creator su Linkedin, ex community manager della pagina facebook di Commenti Memorabili. Se sei interessato ad approfondire il copywriting ti invito a leggere l’intervista fino alla fine.

Ciao Luca, come stai?

Ciao Ennio, posso semplicemente dirti che ho comprato il the senza zucchero per fare il salutista. Poi gli ho aggiunto lo zucchero perché non mi piaceva. Mi sono sentito un imbecille.

A parte questo non mi lamento, settembre è stato un mese pieno di nuovi lavori e progetti. Per il momento sta andando bene, ma sono una persona che vive giorno per giorno, perché la vita è un attimo che te lo mette in quel posto.

Cosa ti ha portato a diventare un copywriter?

È stata la naturale evoluzione del mio lavoro sui social, soprattutto in Commenti Memorabili. Me la sono sempre cavata bene a giocare con i testi per sistemarli in funzione di un obiettivo preciso. Ho sempre avuto una predisposizione alla scrittura, tipo alle elementari scrivevo temi da trentenne. Ma a 10 anni.

Come si evolverà il copywriting, secondo te, nei prossimi anni?

Credo che diventerà sempre più a portata di “essere umano”. Lo studio delle emozioni umane sarà un tassello chiave.

Mi racconti un po’ chi è Luca?

Diciamo che non c’è stato un solo Luca, la mia vita mi ha portato ad acquisire consapevolezza di me verso i 25 anni.

Fin da piccolo sono stato intelligente ed introspettivo, come se fossi un trentenne nel corpo di un ragazzino. Questo mi ha causato un po’ di problemi alle medie e alle superiori, sentendomi diverso non volevo espormi. Per essere accettato ho indossato la maschera del duro, con tatuaggi e piercing.

Non avendo gli strumenti di una persona matura ho finito per camuffarmi in qualcosa di lontano dal “vero” me. Non accettando questo lato sensibile mi sono creato delle corazze, facendo finta di essere una persona diversa.

Pian piano, crescendo, ho iniziato a capire che il mondo che mi ero costruito intorno non era il mio. Quando ho preso consapevolezza di questo sono cambiato totalmente ed ho abbattuto i muri che mi ero costruito intorno. Oggi continuo a mantenere questa linea.

I miei valori sono i miei valori, e non si mettono in discussione.

Cosa intendi per valori?

Diciamo che ho delle bussole che orientano il mio agire.

Per me è molto importante la coerenza. Coerenza significa seguire un percorso fino a quando ci credi. Ma questo non mi impedisce di cambiare idea. Diciamo che cambio strada quando guardo le cose da un altro punto di vista che mette in crisi la direzione in cui voglio andare.

Il rispetto per il prossimo è il mio secondo punto cardine. Rispettare le persone prima di tutto come esseri umani, e solo dopo come professionisti. Io personalmente valuto i professionisti soprattutto dal punto di vista umano. Senza il rispetto reciproco e la correttezza, anche se l’opportunità è importante, lascio stare.

La fedeltà è anche un valore che mi appartiene, sia sul lato sentimentale che in quello professionale. Se mi sento valorizzato difficilmente tendo a comportarmi come un’opportunista, perché credo che i legami siano prima di tutto umani, e solo in secondo luogo professionali.

E i tuoi valori quanto hanno inciso nel tuo percorso professionale?

Parecchio.

Probabilmente perché ho vissuto un’adolescenza in cui mi sono mascherato. Nel momento in cui la mia personalità è esplosa non è stato più possibile tornare indietro.

Questo si può vedere anche dal mio profilo Linkedin. Quando sono partito ho deciso di sfidare le “regole” della piattaforma. Ho affermato la mia identità, rifiutando l’approvazione degli altri.

Questo coraggio mi ha premiato, perché grazie ai miei contenuti su Linkedin ho ottenuto diversi progetti.

Quindi ti è bastato “rompere” le regole?

Più che “rompere” le regole sono andato contro a quello che si è sempre fatto. Diciamo che ho giocato con le regole, avevo notato che tutte le persone su Linkedin erano impostate in un certo modo, io ho reinterpretato quella formula nel mio stile, che si allontana da quello “classico”.

Questo gioco ti può esporre sia negativamente che positivamente. Tutto dipende da come ti prendono gli utenti. Vedere qualcosa di nuovo può eccitare o spaventare le persone. Nel mio caso mi è andata bene, anche perché ho sempre utilizzato un’ironia intelligente, non sono mai stato troppo becero.

Questo ha portato alcuni professionisti a riconoscere il valore del mio contenuto, così hanno iniziato a contattarmi.

Cosa ti ha spinto ad utilizzare Linkedin in questo modo?

Sinceramente è stata la rabbia. Ero molto incazzato.

Dopo Commenti Memorabili avevo staccato completamente con il mondo di internet per un anno. Per qualche mese ho fatto il falegname. In quel momento avevo bisogno di una pausa.

Poi ho deciso di re-inserirmi nel mondo dei social, inviando i classici curriculum, come si fa di solito quando ti approcci al lavoro. Ho mandato parecchi curriculum alle aziende del mondo digital, pensando di venir accolto a braccia aperte data la mia esperienza.

Non è stato così, molte aziende non mi hanno neanche risposto, e quelle poche che hanno risposto mi hanno offerto degli stage. Questo mi ha fatto montare una rabbia dentro che mi ha spinto ad usare Linkedin per sbollire.

La rabbia mi ha spinto ad ironizzare sugli stessi utenti della piattaforma, andando ad esprimere valori completamente opposti a quelli socialmente accettati. Piano piano si è formata una community di persone intorno a me, che apprezza il mio punto di vista.

Quindi la rabbia è stato il sentimento dominante?

Diciamo che è stato un misto tra rabbia ed il mio spiccato senso dell’ironia.

Mi è sempre piaciuto far ridere le persone, ed ironizzare. La mia idea su Linkedin non era quella di trovare un lavoro, ma di fare il Content Creator. Poi la mia idea si è evoluta, perché effettivamente fare il creator mi ha portato ad ottenere delle proposte di lavoro.

Io in quel momento avevo bisogno di creare contenuti, poi spontaneamente sono stati i professionisti a contattarmi. Diciamo che ho iniziato a “curare il mio giardino” talmente bene che sono riuscito a farmi notare, senza aver bisogno dei classici curriculum che non mi avevano portato a nulla.

Ci sono state aziende che neanche mi avevano risposto con il cv, che poi mi hanno contattato per collaborare.

Gli haters sono un male o un bene per crescere sui social?

Gli haters sono la prova che stai lavorando bene e che, in qualche modo, sei in grado di prendere una posizione su vari argomenti. Solo chi cerca di piacere a tutti non avrà haters, e non è nemmeno così scontato.

Ti va di raccontarmi la tua vita professionale?

Certamente.

All’inizio non sapevo bene che cosa fare della mia vita, mi è sempre piaciuto scrivere e me ne ero accorto già da quando facevo le elementari. Non gli ho dato troppo peso all’inizio, non mi vedevo come uno scrittore e non avevo capito come sfruttare questo mio talento.

Questo mi ha portato a fare diversi lavori nella mia vita, ho lavorato come commesso in un negozio di abbigliamento, poi sono stato agente immobiliare.

Poi un giorno ho conosciuto la pagina di Commenti Memorabili, ed ho iniziato a commentare i post. Dopo un po’ i miei commenti erano continuamente tra quelli memorabili e gli amministratori mi hanno coinvolto.

Quindi anche in commenti memorabili sei entrato come content creator?

Diciamo di sì, anche se la definizione Content Creator in questo caso è riduttiva. Quando entri in queste realtà giovani e poco strutturare spesso non hai un ruolo, oggi tendiamo ad etichettare un sacco, ma nelle piccole realtà fai un po’ di tutto.

Noi gestivamo milioni di utenti, ed eravamo in tre. Quindi in quel caso non arrivi ad eccellere in una specialità ma costruisci un’infarinatura a 360 gradi. Non solo creazione di contenuti, ma anche basi di grafica, copy, capire quali commenti selezionare. Sembra una sciocchezza, ma non lo è, selezionare il giusto commento decretava il successo o il fallimento dei risultati della pagina.

Selezionare il commento memorabile richiede uno studio, bisogna avere una sensibilità artistica per capire se il commento che stai scegliendo è troppo geniale. Paradossalmente se il commento è troppo geniale molte persone non lo capiranno. Se il commento è troppo becero, sarà sotto la media, e l’utente non lo troverà divertente.

Il segreto è trovare il commento a metà strada tra il genio ed il becero.

Quali sono le competenze per diventare un buon community manager?

Dipende molto dalla realtà, in generale potrei dirti tanta pazienza e soprattutto empatia, fare davvero uno sforzo per comprendere i problemi degli utenti e fare in modo che abbiano sempre la sensazione di stare in un “porto sicuro”. In sostanza, far sentire gli utenti a casa.

Ti occupavi anche di altro?

Si, come ho detto prima è un intreccio di competenze.

Mi sono occupato di formare gli articolisti del sito, abbiamo anche fatto delle sponsorizzate per aziende che richiedevano di essere pensate e ragionate con attenzione. È stata un’esperienza che mi ha permesso di toccare tanti aspetti del digitale, anche estranei al copywriting ed alla gestione della community.

Come mai hai deciso di lasciare Commenti Memorabili?

Ho deciso di lasciare perché non riuscivo ad esprimermi come avrei voluto. Il rapporto era tra Commenti Memorabili e la community, ed io in questo rapporto non mi sentivo libero di potermi esprimere.

Diciamo che è stata la spinta dell’ego, volevo lasciare un’impronta artistica e personale. La maturazione di tutto ciò è arrivata piano piano, finché poi non è esplosa e mi ha spinto ad esprimermi come Luca Altimani.

Quindi ti sei subito lanciato con il nuovo progetto?

No. Avevo la testa piena di cose e avevo bisogno di uno stacco. Ho lasciato il mondo dei social per un anno.

Quando gestisci community di milioni di utenti finisci per vivere in funzione di quello. A me fa sempre ridere quando mi dicono che lavorare sui social è un finto lavoro. Se si è in pochi a gestire community così grandi puoi stare anche la notte a lavorare per moderare e gestire i casini.

Ho staccato per riprendermi il mio spazio ed i miei tempi. Avevo lo stress costante di rispondere sempre, essere sempre disponibile ti prosciuga completamente le energie. Lo stacco era necessario.

Qual è stato l’evento che ti ha dato più soddisfazione nella vita?

Sicuramente i Macchianera Awards, in cui per due volte io e la squadra di Commenti Memorabili abbiamo vinto il premio “Miglior pagina Facebook”.

Mi ha reso molto felice perché le candidature venivano proposte direttamente dagli utenti. La cosa strana è che noi non avevamo mai parlato dei Macchianera Awards ai nostri utenti. Sono stati loro spontaneamente a farci vincere il premio.

Tutto questo ha emozionato molto il team, perché anche se nessuno sapeva chi fossimo, ci ha dato tante soddisfazioni che il nostro lavoro venisse riconosciuto. La magia c’è stata quando abbiamo visto la volontà degli utenti di farci vincere il premio, è stato bellissimo.

Ma sono sicuro che ci saranno tantissimi altri momenti emozionanti, e non vedo l’ora.

Come si evolverà il community management nei prossimi anni?

Anche qui, mettendo gli utenti al centro ed essendo sempre presenti a rispondere ai messaggi e ai commenti. È un lavoro incredibilmente impegnativo ma che, se fatto bene, crea davvero una community degna di essere chiamata tale.

Come spiegheresti il community management ai tuoi nonni?

Gli direi che sarebbe lo stesso lavoro che fanno con i loro nipoti. Solo che i nipoti potrebbero essere 10.000, 20.000, 50.000 e così via.

Una giovane Millenial spiega a sua nonna cos’è il community management

Quali consigli daresti al te stesso di 10 anni fa?

Queste sono domande che non mi piacciono. Non gli darei nessun tipo di consiglio perché probabilmente non avrebbe la maturità per capirli. È un po’ come quando tu continui a fare il cazzone e i tuoi genitori continuano ad insistere di mettere la testa a posto. Non funziona così, e non funzionerà mai.

In quel momento non hai gli strumenti per comprendere quelle cose. Quindi il me stesso di 10 anni fa non avrebbe gli strumenti per capire i miei consigli di oggi. Ogni età ha la sua consapevolezza.

Al massimo potrei dirgli “bevi di meno”. Ma non ho rimpianti, credo che ciò che abbiamo fatto in passato fosse l’unica cosa che potevamo fare, e che ci ha portati ad essere oggi quello che siamo.

E quali consigli daresti a me come giovane professionista?

Se vuoi proprio un consiglio ti dico questo, esci dal mondo del “io devo” e abbraccia il mondo del “io voglio”. È chiaro che nel corso della vita spesso il voglio diventerà un devo, però ascoltarsi rimane la chiave.

Non solo nella vita professionale, ma anche nelle relazioni. Se stai con una ragazza è perché vuoi starci, se inizi a sostituire il devo al voglio, significa che devi iniziare a riflettere su quello che stai facendo.

Le risposte del cervello e del cuore spesso sono diverse, per stare meglio io ti consiglio di ascoltare quello che senti dentro.

Che consigli daresti ad un giovane copywriter?

Se vuoi diventare un copywriter devi imparare ad ascoltarti, perché solo così potrai capire come entrare in empatia con gli altri. Questo è ancora più importante del saper scrivere.

Io non arrivo dal mondo dei corsi, quindi non so bene cosa consigliare. La mia esperienza è tutta sul campo, non ho una laurea in Marketing. Mi viene difficile dare dei consigli.

Inizia ad analizzare tutto quello che ti circonda, guarda gli oggetti ed inizia a leggere con attenzione le etichette. Cerca di capire se per te hanno senso le esatte parole che hanno utilizzato. Lo stesso vale per i volantini ed i siti internet. Aguzza la vista e leggi per cercare di capire se quello che stai leggendo è stato messo lì con un senso.

La lettura dei romanzi può aiutare?

Io amo leggere romanzi, ma penso che non sia sufficiente per imparare il copywriting. Personalmente te ne suggerisco due in particolare:

Si sono fissato con i lupi. Penso che questi due libri aprano delle consapevolezze utili.

Un’ultima domanda, qual è la cosa più bella che tu abbia mai scritto?

Le lettere d’amore, senza dubbio. Ma quelle rimangono segrete.

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