Influencer politics: come la politica ha bisogno degli influencer (e viceversa)

Se i brand fanno politica e la politica non fa più politica, chi diventa megafono dei temi civili e sociali? Gli influencer.
Fedez

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In principio fu Twitter, poi Facebook poi Instagram. Non vale solo per i brand: anche il modo di presidiare i territori digitali per la politica è in continuo mutamento, come anche il tono di voce, i formati e gli strumenti utilizzati.

Come è cambiato dunque il modo di comunicare la politica negli ultimi anni?

È cambiato tanto, è cambiato tutto e a volte niente.

Parliamo di comunicazione politica online, ma anche e soprattutto di influencer che fanno politica e di politici che parlano con gli influencer. Nel mezzo, una generazione senza punti di riferimento politici tradizionali ma idee molto chiare sul futuro.

Ad oggi abbiamo un Presidente del Consiglio senza canali social (anche questa è una strategia), lo stile di comunicazione dei principali partiti politici non sembra cambiato molto, da destra a sinistra. È la fruizione dei contenuti politici online e dei loro megafoni che sta piano piano mutando l’approccio a questo mondo. 

Politica e generazione Z: un nuovo sguardo al futuro

Se parliamo di social e politica dobbiamo mettere al centro i nuovi elettori. Ebbene sì, c’è di mezzo la Generazione Z, come sempre. I giovani nati dal 1995 al 2012 sono i primi a vivere la gran parte del tempo online e sembrano avere un’idea di futuro più definita delle generazioni precedenti (basti pensare al loro impegno nelle manifestazioni di Fridays for Future). 

Le due cose, non credo di inventare niente, vanno di pari passo: la loro visione sui temi sociali e civili non sempre trova spazio nei media tradizionali e i social media sono il loro naturale strumento di informazione e condivisione di idee.

A chi danno retta quindi i giovani? Non lo sappiamo, ma è interessante notare come questo vuoto possa essere riempito dai brand: secondo una ricerca condotta da Spotify, l’87% dei giovani della Gen Z e dei Millennial si aspetta maggiore responsabilità sociale proprio da parte delle aziende

L’avrete notato anche voi, non è raro trovare contenuti di sensibilizzazione su temi sociali e/o civili pubblicati da piccole e grandi aziende. Basta guardarsi intorno tra Instagram e Facebook in questi giorni per notare la bandiera del Pride sfoggiata su molte immagini del profilo.

Nel suo ultimi libro, “Brand Activism”, Philip Kotler presenta un modello di impresa che segue proprio questa direzione: 

per prosperare e attirare clienti, le aziende devono avere un ruolo attivo nel social, prendendo posizione rispetto alle impellenti questioni ambientali, social e politiche del nostro tempo. (ndr. come successo ad esempio con Nike per Black Lives Matter). 

Ma se i brand fanno politica e la politica non fa più politica, chi diventa megafono e catalizzatore dei temi civili e sociali?

Il ruolo degli influencer

Gli influencer. 

Negli ultimi mesi il caso più eclatante in questo senso nel nostro Paese è rappresentato da Fedez: il suo impegno a favore del Ddl Zan si è manifestato online e offline, sul palco del Primo Maggio, ma anche – e soprattutto – sui social. Nelle Instagram Stories il noto rapper (ndr. fa ancora il rapper?) si spende frequentemente per promuovere l’approvazione della legge e già in due dirette ha affrontato il tema direttamente con il Deputato Alessandro Zan. 

Che si sia d’accordo o meno con Fedez, una cosa è chiara: il cantante si è posizionato sui temi dei diritti civili come pochi politici. Forte del suo potere social, certo, ma cos’è un politico se non è forte del suo “potere elettorale”? i due mondi non sono così lontani.

A questo punto la domanda, marzulliana, da farsi è:

alla politica servono gli influencer, o agli influencer serve la politica?

Un influencer in questo momento sta riempiendo un vuoto, e forse non solo per quanto riguarda i giovani, ma anche gli adulti. 

La commistione di questi due mondi si è manifestata recentemente anche sul versante politico: Carlo Calenda, leader di Azione e candidato sindaco di Roma, negli ultimi mesi ha avviato diverse attività interessanti sui social. 

Dalla live su Instagram con l’Estetista Cinica, alla live su twitch con Er Faina, ha utilizzato i territori digitali di personaggi molto diversi tra loro per intercettare un pubblico che altrimenti avrebbe avuto difficoltà a raggiungere. 

Se con l’Estetista Cinica i temi di interesse riguardavano l’imprenditoria italiana, in particolare quella femminile, il dialogo con Er Faina è stato utile per approfondire questioni e problematiche relative alla città di Roma. 

Obiettivi diversi, piattaforme diverse, target diversi. Una strategia da manuale che ci conferma ancora una volta quanto la relazione tra gli influencer e l’impegno social e civile si stia intensificando.

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