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Negli ultimi anni il mondo della musica e il modo di ascoltarla è completamente cambiato: siamo passati dalla riproduzione di CD tramite stereo, a quella tramite iPod e mp3 e, infine, a quella in streaming. Questo è stato possibile grazie a piattaforme che utilizziamo ogni giorno come Spotify, Apple Music o YouTube Music. Oggi siamo qui proprio per parlarti di quella che detiene il primato fra tutti i dispositivi: Spotify. Continua a leggere per scoprire la storia di Spotify, il servizio che ha letteralmente rivoluzionato il modo di ascoltare la musica.
“The Playlist”: la serie TV Netflix che ha raccontato la storia di Spotify

Netflix è una piattaforma di streaming ricca di contenuti e di interessanti docu-serie, proprio come quella sulla storia di Spotify: “The Playlist“. Divisa in sei avvincenti puntate che raccontano le vicende da diversi punti di vista, questa serie TV mostra lo sviluppo e la crescita di una start up in tutte le sue sfaccettature.
Lo sviluppo di una nuova attività, infatti, non è sempre “rose e fiori”, come si suol dire, e la storia di Spotify lo dimostra bene: solo per l’ottenimento dei diritti musicali hanno dovuto penare un bel po’!
Dove tutto ebbe inizio
La storia di Spotify ha inizio in Svezia nel 2002, dalla mente brillante di un giovane ragazzo di 19 anni: Daniel Ek. L’idea nasce in lui effettivamente nel 2002, quando quando il servizio di musica peer-to-peer Napster chiuse e un altro sito illegale, Kazaa, prese il sopravvento. In quel momento Daniel capì che era tempo di creare un servizio migliore della pirateria, che pagasse l’industria musicale e gli artisti.
Il lancio effettivo di Spotify, però, avvenne solo nel 2008 grazie alla partnership avviata nel 2006 con Martin Lorentzon, un imprenditore molto celebre in Svezia in quegli anni. Nel 2015, però, decise di togliersi dal ruolo di presidente di Spotify, molto probabilmente per favorirne l’entrata e l’ascesa in borsa.
Le difficoltà non sono mai troppe!
Una delle principali difficoltà che il progetto incontrò nel tempo fu trovare un accordo con le case discografiche, che erano da sempre detentrici dei diritti sulla musica. Dopo numerosi incontri e tentativi, le due parti si accordarono in questo modo: le case discografiche avrebbero detenuto il 20% delle azioni di Spotify in cambio dei diritti sulla musica. Alla fine furono costretti ad accettare per far partire ufficialmente il progetto.
Quando tutto sembrava andare per il meglio, però, arrivarono altre “batoste“: prima Taylor Swift decise di uscire dalla piattaforma e poi gli artisti meno ascoltati fecero loro causa per aumentare gli introiti e avere dei diritti sul loro tipo di pagamento.
Spotify, da vero colosso del settore, però, è riuscito a superare queste difficoltà, mantenendo il monopolio come piattaforma musicale di streaming più utilizzata al mondo.
Qual è il segreto del successo di Spotify?

Il primo “segreto” sta sicuramente nella tenacia dei primi fondatori e sviluppatori del progetto, che non si sono lasciati abbattere dal numero sconsiderato di “no” che si sono sentiti dire. Senza la loro perseveranza probabilmente Spotify non sarebbe qui.
Al secondo posto mettiamo il modello di business, basato sul potere decisionale dell’utente e sul mancato obbligo di pagamento di una tariffa. L’utente, infatti, può decidere se usufruire del servizio gratuitamente, anche se pieno di pubblicità e con la mancata possibilità di skippare sempre le canzoni o di scegliere precisamente quella che si vuole, oppure può decidere di pagare il piano Premium, di gran lunga più conveniente, dato ciò che si può fare con questo tipo di abbonamento.
L’utilizzatore di Spotify free, dopo qualche settimana o qualche mese di utilizzo, infatti, potrebbe stancarsi della pubblicità e arrivare ad un bivio: fare l’upgrade oppure tornare ai “vecchi metodi” poco legali.
Dato il successo di Spotify, capire che cosa sia successo è semplice: moltissime persone hanno sottoscritto l’abbonamento Premium.
A proposito di Spotify, ti lasciamo qui la playlist della serie TV, al prossimo articolo!
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