Il politainment e lo “spettacolo” della politica americana

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Biden diventa il quarantaseiesimo presidente degli Stati Uniti d’America dopo una campagna elettorale lunga e faticosa. Campagna elettorale, svoltasi secondo le difficili regole del politainment.

Ma che cos’è il politainment?

È un concetto che emerge all’inizio del nuovo millennio con l’intenzione di indicare un fenomeno nuovo:

  • Il mutamento dei temi e degli attori politici in prodotti riconducibili ai format della cultura pop
  • La convergenza di realtà politica e industria dell’intrattenimento

Il politainment deve gran parte della sua fama, al progresso tecnologico che ha reso sempre più possibile la trasformazione della politica in marketing. Nel nostro paese questo fenomeno si sviluppa principalmente a partire dagli anni ’90 con Silvio Berlusconi e la sua “spettacolarizzazione della politica”, ma negli Stati Uniti ha origini più profonde.

Il primo a introdurre uno stile personalizzato nella politica oltreoceano fu infatti Franklin Delano Roosevelt, che tramite rituali stilizzati (i discorsi del caminetto) e altri segni distintivi particolari della sua persona, seppe imprimere una “image making” nel modo di fare politica.

È però sotto la direzione Kennedy che la presidenza diventa oltre che un ruolo di responsabilità un “ruolo di fascino”; per la prima volta infatti, il mito della bellezza si lega a quello della politica e del successo; Kennedy è in un tutto e per tutto un “self made man”.

Un altro esempio di uomo politico spettacolarizzato è senz’altro Eisenhower; eroe di guerra, che da capo di stato maggiore diventò presidente facendo emergere un’immagine eroica di sé; un altro prototipo americano molto gettonato.

Negli anni, questa trasformazione della politica, ha permesso la nascita di varie figure di esperti. Il social media manager è oggi senz’altro l’esponente più famoso di questo processo di mediatizzazione dei politici. Processo, che negli Usa ha una storia più lontana e che oggi si esprime in tutta la sua potenza.

Arriviamo quindi oggi, a Biden e Trump. Due presidenti con due tipi di comunicazione molto diversa e a loro modo, molto efficace. I loro due stili differenti, si sposano esattamente con il tipo di idea che vogliono portare avanti.

politainment

Quali sono quindi le principali regole del marketing usate dai politici nel 2020?

  • In primo luogo, bisogna individuare il proprio pubblico, con le proprie preferenze e le proprie istanze; una volta individuato, spingere la propria attenzione su temi cari a una determinata fascia “di elettori”
  • Rendersi umano, quindi “vicino” alle persone, abbandonare i vecchi atteggiamenti da “burocrate” per imbracciare una forma più “pop”
  • Affidare la propria immagine a un team di esperti che possano ricollocare quest’immagine in un prototipo ben definito
  • Usare costantemente e fortemente i social media per far passare il messaggio politico che si vuole lanciare.

A prescindere dai vari personaggi e dai modi in cui essi utilizzano i propri social, la rivoluzione del politainment ha sicuramente i suoi lati negativi e positivi.

Per quanto riguarda i negativi, mi sento di dire che la spettacolarizzazione di una figura “istituzionale” spesso rischia di cadere nel ridicolo ed essere costruita troppo ad “arte” facendo perdere verità alla causa che si rappresenta.

Dal punto di vista positivo, questo nuovo modo di far politica ha permesso a chiunque sia munito di un telefono o un televisore di poter entrare maggiormente in empatia con le cause e le idee propagandate, dando un’immagine di “umanità” che ogni individuo dovrebbe dare.

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