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Hai subito molestie sul posto di lavoro?

Subire molestie sul posto di lavoro è ingiusto, terrificante, aberrante e profondamente sbagliato.
Abbiamo creato questa pagina per fornire supporto e informazioni utili in caso di molestie.

Innanzitutto: cos'è una "molestia"?

Partiamo da una definizione giuridica. La parola “molestia” indica “quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.

Sono, altresì, considerate come discriminazioni le molestie sessuali, ovvero quei comportamenti indesiderati a connotazione sessuale, espressi in forma fisica, verbale o non verbale, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.”

Art, 26 del D. Lgs 198/06

 

Per dirlo in parole più semplici, la molestia è forma di discriminazione basata su uno o più fattori (come il sesso, il colore della pelle e l’orientamento sessuale) che irrompe nella vita quotidiana di chi la subisce. Essere vittima di molestia impedisce di vivere le giornate in modo sereno, perché molto spesso, e soprattutto sul lavoro, le molestie non si limitano a un unico episodio.

 

È proprio questo, tra le altre cose, a rendere le molestie peculiari: la pervasività degli spazi invasi e la ricorrenza temporale.

Informazioni e domande frequenti

Abbiamo cercato di rispondere alle domande più frequenti in caso di molestie.
Queste risposte sono state controllate dal punto di vista clinico da una psicoterapeuta di Serenis con una specializzazione in queste tematiche.

Quanti tipi di molestie esistono?

In genere, quando si fa riferimento alle molestie, si pensa subito alle molestie sessuali – e anche in questa pagina abbiamo concentrato l’attenzione su questa tipologia. Ma è giusto precisare che le molestie possono anche non avere nulla a che fare con il sesso, e riguardare caratteristiche personali come l’etnia, l’orientamento sessuale, l’identità di genere, il colore della pelle e la religione.

Cos’è una molestia sul posto di lavoro?
Cos'ha di diverso?

Una molestia subita sul posto di lavoro ha l’aggravante di perpetuarsi in un luogo dove i ruoli sono sbilanciati per definizione.

 

Generalmente chi ha maggiore potere mette in atto questo tipo di comportamento sui suoi sottoposti, o su chi valuta come tali.

 

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, non è un fenomeno che riguarda solo le donne: ogni volta che si abusa di un ruolo di potere, o anche solo di una posizione momentanea di sbilanciamento, può configurarsi una molestia.

 

Il concetto di “umiliazione” nella molestia, che sia a sfondo sessuale o meno, può generare nella vittima una sensazione di angoscia, disagio e spesso vergogna. Esistono diversi tipi di comportamento che sono legalmente perseguibili come le molestie sessuali, il bullismo e il cyberbullismo, lo stalking, il mobbing e molti altri. Tutti questi tipi di molestie possono sovrapporsi e intersecarsi, proprio perché il persecutore tenderà a perpetrare l’abuso in diverse aree.

 

Per il carattere specifico di sottomissione da parte di un/una superiore, della molestia sul lavoro, le donne risultano sempre le vittime più frequenti: secondo l’ISTAT, nel 2016 erano 1.404.000 quelle che nella loro vita avevano subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro.

 

Questo numero rappresenta l’8,9% per cento delle lavoratrici attuali o passate, incluse le donne in cerca di occupazione. Nei tre anni precedenti all’indagine, ovvero fra il 2013 e il 2016, avevano subito questi episodi oltre 425.000 donne (il 2,7%).

È un fenomeno che quasi sicuramente è sottostimato: quando una donna subisce un ricatto sessuale sul lavoro, infatti, nel 80,9% dei casi non ne parla con nessuno, un dato in linea con quello rilevato nel 2008-2009, quando questa percentuale era dell’81,7%.

Sto subendo delle molestie: quali sono le ricadute psicologiche e cosa posso fare?

La reazione psicologica alle molestie può essere molto variabile, e tendenzialmente si riconduce a tre fattori che interagiscono attivamente tra loro: l’intensità della violenza subita, il tempo di esposizione e la propria personalità.

 

Tra i segnali di allarme più comuni ci sono quelli psicosomatici (cefalea, tachicardia, gastroenteralgie, dolori osteoarticolari, mialgie, disturbi dell’equilibrio), emozionali (ansia, tensione, disturbi del sonno, dell’umore) e comportamentali (anoressia, bulimia, potus, farmacodipendenza). Secondo il DSM V, che è il manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali, se la violenza è ripetuta e a lungo protratta nel tempo possono configurarsi disturbi da stress post traumatico.

 

Nel caso di molestie a sfondo sessuale subite da donne, si aggiungono effetti simili a quelli riscontrati nella violenza sessuale, come vergogna, isolamento, depressione e percezione di inadeguatezza.

 

Ma si possono avere reazioni anche opposte: l’isolamento, con un profondo senso di inadeguatezza e disistima, come anche un atteggiamento prevaricante e aggressivo volto a “prevenire” qualsiasi sopruso. La presa di consapevolezza del proprio stato emotivo, specialmente se la molestia è protratta nel tempo, è il primo passo necessario per prendere provvedimenti.

Spesso diamo per scontato certi comportamenti aggressivi e soprusi sul posto di lavoro: ci aspettiamo che l’aggressività, l’umiliazione e la mancanza dei diritti facciano parte di una situazione naturale e giustificata. Per questo è complesso non solo prendere i provvedimenti necessari, ma anche riuscire a identificare la molestia stessa.

 

Per approfondire, puoi leggere:

UN NUOVO RISCHIO ALL’ATTENZIONE DELLA MEDICINA DEL LAVORO: LE MOLESTIE MORALI (MOBBING) 2001 “La Medicina del Lavoro”, vol.’92, n.1, R. Gilioli1, M. Adinolfi, A. Bagaglio, D. Boccaletti, M. G. Cassitto, B. Della Pietra, C. Fanell, E. Fattorini8, D. Gilioli, A. Grieco10, A. Guizzaro11, A. Labella12, O. Mattei13, M. Menegozzo14, S. Menegozzo15, R. Molinini16, D. Musto17, A. Paoletti18, F. Papalia19, R. Quagliuolo20, F. Vinci21

Ho scoperto di aver subito delle molestie in passato: cosa posso fare?

Realizzare di aver subito delle molestie può avere effetti altrettanto devastanti come subirle sul momento.

 

Alle emozioni di rabbia, frustrazione, vergogna e inadeguatezza, si aggiunge infatti una colpevolizzazione verso di sé, che potrebbe suonare come un “come ho fatto a non accorgermene? Avrei dovuto capirlo!”, in cui si sovrastima di fatto la propria sfera di influenza.

 

Essere vittima di molestie non è mai prevedibile né comprensibile. Non esiste colpa né intenzione, proprio per la struttura sottostante alla molestia, che nasce da uno sbilanciamento di potere.

Ho assistito a una molestia. Cosa posso fare?

Essere testimoni di molestie, soprattutto all’interno di un posto di lavoro, può essere una significativa fonte di disagio.

Spesso si pensa a come poter intervenire, ma anche alle ripercussioni personali nel caso lo si faccia.

 

Non è difficile trovarsi di fronte a un effetto domino, per cui chi denuncia una molestia ne subisce gli effetti e le conseguenze in caso di denuncia (che si tratti di licenziamento o di nuove molestie a suo carico).

 

Un primo passo può essere parlare con chi ha subito le molestie, perché la condivisione permette alla vittima di sentirsi “vista”, e quindi meno sola.

 

È anche importante poi individuare sul posto di lavoro una figura di supporto a cui potersi rivolgere, preferibilmente di grado superiore. Molto comune è infatti la situazione in cui si tenta di denunciare una molestia, e si viene rispediti al mittente con il consiglio di trovare un dialogo con chi compie le molestie: è importante trovare una figura che in questo possa fare da ponte, e che abbia l’autorità per farlo.

Cosa porta una persona a molestare?

Sarebbe superficiale tracciare un profilo psicologico valido per ogni situazione, anche perché la violenza non è mai un atto singolo ma il frutto di una personalità completa.

 

Premesso questo, esistono dei posti di lavoro che alimentano la cultura delle molestie. Ad esempio, gli ambienti dove è presente una forte componente di “mascolinità tossica”, gli ambienti prevalentemente maschili e gli ambienti dove la componente estetica è perennemente al centro dell’attenzione possono dare l’impressione che le molestie siano legittime, o innocenti.

 

Trovarsi in un luogo di lavoro impregnato di mascolinità tossica potrebbe dar luogo ad un “effetto contagio”: si partecipa a delle molestie perpetrate da altre persone perché “tanto è normale, lo fanno tutti”. Questo è lo stesso fenomeno che interviene anche nelle violenze di gruppo fisiche.

 

Il bisogno di prevaricare umiliando potrebbe anche far parte di un più generale problema di assertività: “riesco a sentirmi capace e competente solo se tutti gli altri non valgono nulla”.

Conosco una persona che ha subito delle molestie: come posso aiutarla?

Accoglienza e supporto prima di tutto: cerca di creare un ambiente sicuro nel quale la vittima possa aprirsi senza sentirsi giudicata.

 

I sentimenti di inadeguatezza e di vergogna che spesso accompagnano le molestie fanno sì che il più grande nemico delle vittime sia proprio il silenzio e l’isolamento conseguente.

 

Potremmo provare rabbia e aver voglia di intervenire, ma è importante rispettare i tempi e i modi della vittima, perché l’autocritica che la porta a sentirsi inadeguata e superficiale per non essersi accorta di aver subito molestie o per non aver denunciato è molto potente, e potrebbe generare grandi sofferenze.

Una persona che conosco ha compiuto delle molestie: che faccio?

In ambito familiare – ad esempio quando si scopre che il proprio figlio compie atti di bullismo – è importante garantire l’ascolto. La rabbia e la delusione sono comprensibili, ma è necessario che chi compie le molestie non prosegua la sua attività aggressiva.

 

Diverso è il discorso in ambito lavorativo, cioè quando si scopre che un/una collega o un/una superiore compie delle molestie. In questo caso si potrebbe avvertire un blocco, a causa dalle conseguenze che potrebbero derivare dall’occuparsi della situazione.

 

Tentare il dialogo è sempre una strada utile, soprattutto se chi molesta ha una buona considerazione di noi. Nel caso in cui il dialogo non sia praticabile, la scelta migliore è cercare l’aiuto di altri membri del team o di team diversi.

 

Denunciare non è obbligatorio, e non è neanche facile: aver timore delle conseguenze è umano. Ma la molestia esprime una modalità tossica e inadeguata di interazione in ogni circostanza. Decidendo di rimanere in silenzio, implicitamente accettiamo il sistema che la sorregge, anche se non ci troviamo in accordo con la situazione specifica.

 

In quel sistema viviamo e lavoriamo, e prima o poi i ruoli potrebbero ribaltarsi: e potremo essere noi ad aver bisogno di aiuto.

Risorse utili

Qui trovi una lista di numeri, associazioni, link e altre risorse utili a cui rivolgerti.
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  • Sportello REAMA | REAMA è la Rete per l’Empowerment e l’Auto Mutuo Aiuto: per accedervi basta inviare un’email. Lo sportello risponde dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 17.

  • Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti | È il primo centro in Italia riservato a quegli uomini che vogliono intraprendere un percorso di cambiamento e assumersi la responsabilità di maltrattamenti di tipo fisico, psicologico, economico, sessuale o di stalking.

  • Canale Instagram di Re:b, progetto di sensibilizzazione e supporto alle molestie nelle agenzie pubblicitarie

Supporto

Se hai bisogno di gestire gli effetti psicologici di una molestia, puoi provare a chiedere un aiuto professionale. Partendo da questa pagina puoi prenotare un colloquio gratuito, in videochiamata, su serenis.it.

Serenis è un centro medico e una piattaforma online per il benessere mentale. Dopo che avrai risposto a un questionario, il servizio capirà quale psicoterapeuta proporti, scegliendo tra profili che hanno già lavorato su questi temi in passato.

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Per segnalare correttamente rispondere alle seguenti domande nel modo indicato: 

  • perché sei qui? > è successa una cosa che mi ha cambiato + sto avendo problemi con il lavoro 
  • L’episodio rientra in almeno una di queste categorie? > Sfera sessuale (molestie, rapporti non consensuali…)

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